Antonella Boffa Ballaran, istruttore HP
Ebbene sì, tanta conoscenza che era patrimonio quotidiano e consueto di culture e popoli vissuti parecchio tempo fa, negli ultimi anni, “riemergendo”, vengono “riscoperti” saperi alternativi come se fossero l’ultimo ritrovato dei più recenti studi, ma studi che erano già stati compiuti secoli fa!
Il mondo del cavallo non risulta indenne da questo fenomeno.
Negli ultimi anni sono arrivati soprattutto dagli Stati Uniti (supportati da un Business da far invidia!) “nuovi” metodi di comunicazione che nascono e si sviluppano “dalla parte del cavallo”; niente più addestramento tramite violenza, intimidazione, coercizione ma comunicazione, relazione, amicizia.
Personalmente ho, da subito, voluto approfondire l’argomento e, dopo anni di amore il più delle volte non-corrisposto da parte dei miei equini (con conseguenti ed inevitabili lotte, cadute, pianti, rischi, frustrazioni, ecc) , grazie all’aiuto di queste tecniche e metodologie ho finalmente potuto “aprire la porta della comunicazione” e capire meglio l’universo cavallo ma soprattutto farmi capire meglio da loro!
La mia passione ed i miei sentimenti non solo comunicati “a voce” ma resi “concreti”, comprensibili e perfettamente riconoscibili da quel grosso essere peloso su quattro gambe!
Eppure la risposta che andavo cercando da tanti anni era proprio lì davanti ai miei occhi ma non riuscivo a leggerla.
Impara a comportarti e a pensare come un cavallo, studia ed osserva le dinamiche del branco.
Usa il movimento come punto di partenza e base della comunicazione.
Permetti al cavallo di vivere quanto più ti è possibile come dettato da madre natura, con dignità.
Tutto questo ti trasformerà in “uno di loro” e non il predatore di turno, ma soprattutto “uno di cui fidarsi” ed ancor più “uno da seguire e di cui condividere le decisioni”.
Andando alla fonte di questi “nuovi” insegnamenti (così semplici da spiegare ma così difficili da attuare, per noi umani, nella maniera giusta) si viene a sapere che la fonte altro non è che retaggio della cultura e delle usanze dei Nativi Americani.
Proprio loro che, prima dell’arrivo dei colonizzatori, non avevano mai neppure visto un esemplare di cavallo... eppure erano così in simbiosi con tutta la natura che, nel breve periodo che hanno avuto a disposizione, sono riusciti a comprendere questo animale molto meglio di quanto non avesse mai saputo fare la “nostra” cultura in secoli e secoli.
Per carità, lungi da me il voler idolatrare o demonizzare una cultura piuttosto che un’altra, alla base siamo tutti esseri umani con i nostri limiti e, pure io, tutt’oggi continuo i miei studi inerenti “l’Equitazione Classica” (che non ha niente a vedere con l’Equitazione Moderna) poiché sarebbe stupido dimenticare, perdere memoria di tutte le conoscenze che ci possono veramente aiutare ad aumentare il nostro bagaglio conoscitivo e migliorarci ulteriormente.
Le maggiori difficoltà che ho incontrato in questo cammino “verso ciò che è naturale” non sono state tanto nell’imparare le tecniche e metterle in pratica quanto molto di più nel “cambiare” me stessa, il mio atteggiamento.
I cavalli mi hanno costretto ad “estrapolare” la parte più “selvatica” che giaceva dentro di me, al di sotto di tutte le stratificazioni che la società, l’ambiente e l’educazione avevano creato.
Ho riscoperto un nuovo modo di muovermi insieme a loro, con armonia, come se fosse una danza dove ogni elemento (anche solo il respiro o il roteare delle pupille) assume un preciso e chiaro significato che è universale per qualsiasi essere vivente.
E loro?
I cavalli stanno a guardare, a volte un po’ attoniti (è inutile, per quanto ci sforziamo loro sapranno sempre “parlare” il linguaggio del corpo molto meglio di noi) ma sempre consapevolmente giusti, in ogni cosa che fanno.
Forse, dopo tanti anni, ho scoperto il perché non posso fare a meno della loro vicinanza, perché nella sconfinata sapienza del loro silenzio hanno saputo tirar fuori la parte migliore di me.
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