Antonella Boffa Ballaran, istruttore HP
Uno dei momenti in cui si rivelano, forse con maggiore evidenza, i benefici dell’utilizzo di metodi di comunicazione non-verbale che sono alla base di quell’approccio”naturale” che si può (aggiungo : si dovrebbe) utilizzare con il cavallo è : la passeggiata.
Tante volte mi sono posta la domanda: se il tempo trascorso all’aperto a spasso per sentieri è per me fonte di rilassamento, diletto e divertimento…può essere lo stesso per il mio cavallo?
In altre parole, se il cavallo è, per me, fonte di gioia e divertimento, posso diventare lo stesso per Lui?
Può esistere un appagamento reciproco?
Gli studiosi di etologia risponderebbero (attingendo a solide basi ragionevoli): assolutamente no!
Due specie così diverse, preda e predatore…insieme?
Eppure, a supporto della passione che ci lega a questo stupendo animale, ho potuto più volte sperimentare la felicità che si prova sentendosi in armonia con l’animale, nel “suo” ambiente vitale e, di conseguenza, grazie e tramite lui, riconoscerci parte in armonia con la natura che ci circonda.
Ancora una volta, non siamo tanto noi a “guidare” il cavallo quanto Lui a condurci in un cammino più profondo, nella nostra anima.
Se lo vogliamo, se tra di noi esiste un legame, ci può insegnare a fermare i nostri pensieri pur muovendoci, ad ascoltare il silenzio della terra, godere della musica prodotta dal fruscio di foglie e rami al vento, imprimere in se stessi il ritmico avanzare degli zoccoli , così “naturalmente” perfetto.
Ed, ancor di più, l’animale, immerso nel suo habitat, ci può svelare tutti i nostri limiti, far capire quanto i nostri sensi, su cui basiamo la nostra conoscenza, siano, in realtà, fallaci.
A tutti sarà capitato di avvertire la presenza di altre persone o animali solo grazie al cambiamento di atteggiamento della propria cavalcatura.
E questo non fa che confermare il fatto che il cavallo non sbaglia mai, dietro ogni suo gesto, ogni sua espressione (anche le più “spaventose”) è celata una verità...ma siamo in grado noi umani di saperla cogliere? Di volerla realmente conoscere?
Io, ancora, non del tutto, e, quando sono a spasso, in solitudine, sulla groppa del mio amato destriero, mentre assaporo tutte queste emozioni profone e purificatrici, giro lo sguardo e vedo tutta l’immondizia buttata sul ciglio dei sentieri, allora mi accorgo di quanto ci stiamo allontanando dal vero “benessere” e che dietro ogni nostro atto di non-rispetto verso la nuda terra ci sta un atto di non –rispetto verso noi stessi, verso il genere umano.
Ecco, ancora una volta, l’animale ci può silenziosamente far riflettere.
Al giorno d’oggi il cavallo, se, in parte, non può più correre libero nelle praterie può, con dignità, svolgere una parte molto importante di ri-avvicinamento e ri-sensibilizzazione dell’uomo verso quell’energia infinita, tacita ma inesorabile che si chiama natura.
Ogni giorno, con questo tipo di atteggiamento, mi propongo di cercare di avvicinare la gente all’equitazione (che, come tramandatomi, a suo tempo, da “veri” istruttori, non dovrebbe essere altro che una “pratica di buone maniere”) spesso sbagliando, ma sempre proponendo quello che c’è nel mio cuore, supportato da studio, ricerca, applicazione… ma, soprattutto, utilizzando quello che mi insegnano, passo dopo passo, i miei cavalli.
Come cavalieri, appassionati, istruttori, abbiamo il dovere di cogliere questa occasione, il cavallo ce la può e vuole fortemente dare!
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